Ingiurie ed altre amenità

Uno tra i problemi maggiormente sentiti nell’ambito dell’attivismo femminista è la secolare oggettivazione del corpo femminile. La donna viene “svestita” dei suoi panni di essere umano con pari dignità e pari possibilità ed utilizzata ad uso e consumo del potere maschile. La donna come “animale da pasto”, da osservare e gustare in ogni suo pezzo, perché di lei alla fine non si butta via niente di quel che si vede. Ce lo insegna quotidianamente il mondo pubblicitario che se usi il corpo di una bella donna, il prodotto (qualsiasi esso sia) lo vendi meglio. Così, mentre in Inghilterra l’Advertising Standards Authority (ASA) stila nuove regole nel campo pubblicitario per evitare spot sessisti in cui il ruolo della donna e la sua immagine è stereotipata, rivalorizzando così l’inalienabile <<umanità>> del genere femminile troppo spesso sottovalutato o direttamente archiviato, in Italia la gip di Torino Alessandra Cecchelli  ci ricorda che, alla fine, usare una donna come “foto ad immaginario porno” eiaculandole sulle vesti non implica violenza. No, al massimo, ci dice, compi un atto osceno che evidentemente svilisce più “il pubblico” che non la vittima designata del gesto.
Non l’ha toccata o quantomeno non è provabile che le si sia strofinato addosso per raggiungere l’orgasmo e tanto basta per passare oltre l’accaduto.
Ora, che vi sia differenza tra violenza fisica e violenza psicologica lo capiamo tutti: una lascia lividi esterni ed una lividi interni. Se quindi quella esterna la misuri più agevolmente, quella interna è di difficile misurazione, anche se mi viene da pensare che se l'<<oggetto sessuale>> si è rivolto ad un avvocato, forse forse tanto bene il gesto non l’ha preso.
Se non possiamo parlare di violenza sessuale, a questo punto dovremmo valutare di definire un’aggravante al reato di ingiuria. Recita l’articolo 594 del codice penale: Chiunque offende l’onore o il decoro di una persona [c.p. 278, 297, 298, 341, 342, 343] presente è punito [c.p. 598] con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a euro 516.

Onore che viene identificato come l’insieme delle qualità morali che concorrono a determinare il valore di una persona, e del decoro, concernente il rispetto (o il riguardo) di cui ciascun individuo è degno. Usare una donna come <<oggetto sessuale>> ritengo leda pesantemente il concetto di VALORE DI UNA PERSONA. Perché mentre la usi, ignara, per le tue fantasie sessuali, le neghi lo status di persona e la riduci a quello di COSA.
Visto che l’oggettivazione dell’essere femminile è alla base della grave discriminazione testimoniata anche dai risultati della ricerca della commissione Jo Cox, a questo punto non mi pare così assurdo ipotizzare un’aggravante al reato di ingiuria se l’atto compiuto è a sfondo sessuale. Perché sarebbe opportuno ridimensionare la portata del pudore pubblico rispetto a quello prioritario della vittima di abuso sessuale fisico o psicologico. Perché la prossima vittima di una eiaculata inopportuna potrebbe essere una bambina di 8 anni al parco: chi le dice che alla fine non si deve sentire offesa perché ad essere offeso è il pubblico pudore?

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